SGAMELA’A D’VIGEZZ (di Paolo Zucca)

SGAMELA’A D’VIGEZZ ( di Paolo Zucca)

“Un po’più vicino, no?!?” è la solita giustificazione dei miei colleghi di fatica quando propongo trasferte oltre i 200km, forse più timorosi di confrontarsi con altri, lontano dall’orticello di casa, che per la certa levataccia a raggiungere i luoghi di gara.

Son già diversi anni che l’ultima domenica di agosto mi reco a Santa Maria Maggiore, paesino poco distante da Domodossola e dalla Svizzera (luoghi che peraltro conosco bene per aver prestato breve attività lavorativa giovanile) per partecipare alla storica Sgamelàa d’Vigezz.
Per me è una sorta di giro di boa, il passaggio dalle brevi e divertenti “corsette” estive al progressivo incremento di km in proiezione delle mezze e maratone autunnali. Correre per oltre 26km sottoritmo e senza obiettivo di classifica, solo per stare sulle gambe, in compagnia di altri appassionati lo considero utile e distensivo. Quest’anno son riuscito a convincere almeno il mio socio di trasferte estere Marco a seguirmi e così il viaggio passa prima.

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La Sgamelà a d’Vigezz con le sue 39 edizioni, insieme alla Milano-Proserpio (futura Stramilano) è una delle più antiche e storiche corse popolari italiane. Santa Maria Maggiore, il paese degli spazzacamini, il fulcro della Val Vigezzo, dello sci di fondo e della valle dei pittori è però sempre stata pronta a ricevere podisti e fondisti in cerca di tranquillità. Quest’anno eravamo circa in 800, un po’ meno rispetto il passato, ma la bellezza della gara, della partecipazione è rimasto intatto a iniziare dal pettorale-grembiule che dobbiam indossare.

Sono 26,580 km per la precisione, come affermano orgogliosamente i valligiani, tutti segnati dalle frecce in legno e dalle impronte gialle sui tratti in asfalto, duri da affrontare, se non preparati, ma spettacolari e affascinanti da vivere in scenari incomparabili, in un continuo mangia e bevi e alternarsi di asfalto, sanpietrini, mulattiere, alpeggi, pietraie, ciotolati e piccoli guadi di torrenti.
Lo start è dato puntuale col classico colpo di pistola dopo l’esibizione della banda locale che con suonatori vestiti con abiti folcloristici ci distrae prima della partenza.
Avverto Marco sulla lunghezza e difficoltà del percorso ma, l’aria fresca o il tifo della partenza lo portano ad un avvio forse un po’ troppo brillante e lo perdo subito di vista.

Tocchiamo praticamente tutti i 7 paesi della Val Vigezzo (Druogno, Toceno, Craveggia, Zornasco, Villette, Re, Malesco) e ogni volta è uno spettacolo perchè per un giorno la valle è in festa e tutti i valligiani son al nostro servizio: è quello che vorremmo vedere anche dalle nostre parti come spesso mi trovo a commentare durante i pasta party con gli amici. Forse quest’anno ho sentito ancora più tifo perché ho corso per lunghi tratti con la prima donna e quindi i complimenti erano inevitabili, ma, credete, per ognuno c’è una parola, un saluto, una frase.

Ho visto striscioni e sentito incitamenti ai lati delle strade persino dai venditori dei famosi mirtilli e frutti di bosco, applausi dai balconi pavesati con stendardi rossoblu della valle, fotografi che si piazzano nei punti più strani e gratis ti postano sui loro siti, bambini darti il 5 e fare la ola, una signora rincorrermi col bicchiere d’acqua quando ha visto che non ero riuscito a prenderlo al volo, campanacci montani, il parroco a sorriderci coi fedeli all’uscita della chiesa dopo messa, le salaci battute dei paesani che avvisano i podisti locali sul distacco dell’amico del paese vicino, volontari della protezione civile a presidiare incroci ma inutilmente, perché gli automobilisti erano civilmente fermi e spesso ci applaudivano, sanitari e infermieri prodigarsi con pomate e massaggi nei confronti di chi forse aveva preteso troppo.
Gesti essenziali e poche parole, montagnine, asciutte, dirette ma sentite, genuine perché in quella domenica tutta la valle si ferma per 6 ore ad accogliere i partecipanti, dai camosci ai tanti tapascioni, che baldanzosi alla partenza, fan poi soffrire e penare mogli e mamme trepidanti all’arrivo.

Con Marco ho corso molti tratti insieme: mi ha staccato in una discesa a scavezzacollo su mulattiera che ha esaltato le sue qualità acrobatiche, l’ho ripreso a poco più di un km dall’arrivo, in salita, in crisi forse per l’avvio un po’ troppo veloce o per la mancanza di conoscenza del percorso. L’arrivo, dopo i fatidici 26,580 km, è posto al culmine di un ponticello: lo speaker ti chiede il nome al microfono e la signora sorridente in costume locale ti mette la medaglia al collo consegnandoti la scheda col tuo tempo impiegato. Vengono premiati i primi 3 uomini e le prime 3 donne; il ristoro finale consiste in acqua, the caldo, gallette, limone e zollette di zucchero (proprio come le corse di una volta), le docce sono ghiacciate ma corroboranti. Stop: il fascino della Sgamelàa e delle sue 39 edizioni sta tutto qui.
Io termino in 2h09’, penso al 79^ posto, Marco è di poco dietro in 2h10’. Come tanti anni fa nelle vere gare le classifiche le vedremo tra qualche giorno, sperando nel sicuro lavoro amanuense dei giudici, ma alla fine chissenefrega della posizione!!

Come giusta ricompensa ci concediamo un pranzo tipico in un locale convenzionato con una gustosa polenta e tris di carni, camoscio,cervo, cinghiale e amabile rosso locale. Pensiamo ancora una volta che sarebbe stata un’esperienza da condividere con altri: riusciremo a convincerli per l’edizione dei 40 anni?
Dopo l’acquisto di formaggio locale e del tipico yogurt di mirtilli ce ne ritorniamo a casa con ancora nei polmoni la fresca aria di montagna e l’energia del sole che speriamo ci possa tornar utile.

Chi fosse interessato a commenti, impressioni, foto della gara ecc. può andare sui sitiwww.andocorri.blogspot.it e www.sgamela.it, noi ringraziamo l’amico Arturo di Podisti.net e Capasso sempre efficienti per le numerose foto sul percorso.

Nota finale: Marco ha concluso la giornata soffrendo davanti alla tv a vedere le gesta dei rossoneri a San Siro, io invece ho defaticato per i 6 km della simpatica “Strasuoda” di Basaluzzo, forse più per smaltire l’eccesso di polenta che i rimasugli di acido lattico delle gambe. Alla sera ero un po’ stanchino (come avrebbe detto Forrest Gump) ma del fieno (km) in cascina per l’inverno penso di averne messo e poi, con l’aria di montagna… il lungo ci guadagna!

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