Il Campaccio da Gebre a Soi , racconto di Paolo Zucca

Campaccio 1994/2012 da Gebre a Soi

6 novembre 1994: Dopo lungo lavoro ai fianchi son riuscito a trascinare almeno Giuliano (del gruppo Ata) a partecipare al famoso Campaccio. Convincere altri a uscire dai propri orticelli per me è sempre stato faticoso anche per la paura comune di far brutte figure, venire presto doppiati e tornarsene a casa abbacchiati con la coda tra le gambe. Questa volta però è organizzato anche il cross corto,(ndr  in quegli anni si era cercato di allestire con scarsa fortuna per qualche tempo le gare anche su una distanza ridotta per permettere la partecipazione ai mezzofondisti e senza la richiesta del minimo di gara) e poi la possibilità di vedere da vicino la gara dei campioni sulla distanza classica, allora di 12 km, era un’occasione irripetibile.

gebreLa sveglia è ad un’ora impossibile, anche per la paura di perderci nella periferia milanese e la giornata si presenta allucinante, prima per la nebbia nel tragitto e poi per la pioggia incessante e il freddo pungente all’arrivo.

Arriviamo in extremis per ritirare il pettorale e fare un minimo di riscaldamento che già si parte! Dopo il giro di lancio nel campo sportivo ci troviam subito nel Campaccio e mai peggiorativo poteva essere più appropriato: buche con acqua fin quasi al ginocchio, fango ad effetto ventosa che non lasciava togliere il piede e soprattutto quel toboga di salite e discese affrontati gomito a gomito con atleti che imprecavano per la pioggia torrenziale, il fango e gli schizzi di chi era davanti. Alla fine per fortuna terminiamo incolumi quei 3 giri nelle retrovie e stanchi, ma anche divertiti, ci portiamo all’auto per prendere le borse e cambiarci nello spogliatoio. Anche lì è però un’impresa accedervi perché vediamo una lunga coda di atleti. Desistiamo e pensiamo allora di recarci nel salone delle scuole dove avevamo prima ritirato il pettorale e almeno stare al coperto.

Con sorpresa notiamo che dietro ci sono altri spogliatoi ancora vuoti dei concorrenti della gara lunga e allora rischiamo l’entrata. Son ampi e riscaldati e finalmente possiamo cambiarci e toglierci il fango di dosso. Siamo abbastanza sconvolti ma euforici al punto giusto per commentare l’impresa quando entrano tre persone che ci guardano un po’ perplessi. Due sono tecnici, il terzo è lui Haile Gebreselassie, fresco vincitore dei 10000 ai mondiali di Stoccarda e futuro campione olimpico. Ci sorride, con quel famoso sorriso che l’ha reso celebre oltre che per le imprese, vedendo le nostre penose condizioni e si siede fianco a noi ascoltando i tecnici che probabilmente gli dicono di aspettare al caldo il pulmino che poi lo avrebbe portato alla partenza. Rimane solo con noi e inizia a prepararsi; siam talmente imbarazzati di avere un campione vicino che non riusciam a spiccicar parola. Io dico solo a Giuliano di precipitarsi a prendere la macchina fotografica in auto. “Ma no che poi non vuole, ma poi va via…” mi dice, alla fine riesco a convincerlo. Rimango da solo col Gebre per 20/30 secondi: quante cose vorrei chiedergli ma lo scarso inglese e soprattutto il ricordo di incontri passati  con calciatori permalosi e altri campioni scontrosi mi blocca. Peccato: si apre la porta, sono i tecnici che avvisano che è arrivato il pulmino portandosi via il Gebre che mi mormora un “Hi” con il suo famoso sorriso. Poco dopo arriva Giuliano con la macchina fotografica, intuisce la mia delusione e decidiamo di andare a vedere la gara.Panetta dà come al solito spettacolo nei primi giri con scatti e allunghi, un giovane Baldini con Modica e Pusterla fan quello che possono nel gruppo mentre KosgeiBargentuny e Kapkori sembra passeggino svogliatamente. A due giri dalla fine il Gebre allunga e la sua corsa si trasforma quasi in levitazione, in lontananza, nel buio di quella giornata di pioggia si vede arrivare quella piccola inconfondibile figura nera con guanti bianchi quasi immacolati e la sua leggerezza sul fango, mentre gli altri affondano miseramente per lo sforzo provato. Alla fine vince nettamente e possiam andare a casa soddisfatti di aver visto da vicino un tale spettacolo di stile e efficienza di corsa.

Era appena cominciato il 1994 e per il Gebre iniziava la sua sfavillante carriera fatta di tre vittorie ai mondiali, due alle olimpiadi, di memorabili duelli con Paul Tergat e di ripetuti record mondiali sulla maratona. Io invece nel mio piccolo a novembre avrei esordito a Cesano Boscone nella mia prima 42 e qualche volta indirettamente avrei ciabattato nello stesso giorno sulla strada del campione, non ultimo a Berlino nel 2011, in occasione della maratona.

campaccio_acquirunners126 gennaio 2012: son passati 18 anni e questa volta con me ci solo altri sei colleghi di fatica. Ora la macchina è più potente, abbiamo il gps per non perderci nelle campagne e, per fortuna, c’è il sole anche se fa freddo. Da qualche anno il Campaccio è aperto anche a noi master per permetterci di partecipare ad un grande evento o semplicemente per far cassa, vista la carenza di fondi per le società di atletica. Ci son diverse batterie per età e il clima, anche se agonistico, è più rilassato e tranquillo rispetto la volta scorsa. Ci si prepara per tempo,con riscaldamento, stretching e allunghi consapevoli di partecipare ad una prestigiosa manifestazione. La gara si svolge regolarmente a parte qualche spintone e chiodata all’inizio; il ritmo non è brillante, ma fa freddo e siamo a inizio stagione e bene o male tutti arriviam al termine.

Questa volta gli spogliatoi son liberi, puliti, ampi, le docce calde e poi abbiam tempo anche per festeggiar Marco che offre champagne per il suo compleanno. Rosolino ricorda la sua gara di 30 anni prima e le maratone del passato mentre Gianni continua con serafica calma olimpica ad addentare l’ennesima salamella. Manca ormai poco alla partenza dei big e usciamo dal bar quando, come un magico trait d’union col mio passato, li vediamo tutti: Soi, Merga, Chepkok, Atanau e il gruppo dei keniani ed etiopi.

soizSi stanno cambiando nella tenda dove poco prima ci eravamo seduti noi. Son lì come tapascioni normali, ridono, scherzano e si concedono volentieri a fotografie e autografi. Qui entra in azione Beppe che non si fa pregare due volte per fotografarci con loro. Si ricorda la Bo Classic, i mondiali di cross, si stringono le mani  e per un attimo mi vien in mente il Gebre. Questa volta però tra telefonini, macchine digitali e fotografi di siti specializzati le foto non mancano (anzi fin troppo) e allora penso a 18 anni prima e all’occasione persa. Li lasciamo al riscaldamento e ci portiamo a bordo campo, nel Campaccio, per vederli passare, incitare e renderci conto dal vivo di quanto siano leggeri e agili nella loro corsa. Soi vince con un allungo nel finale confermando i pronostici e si concede ancora una volta alle foto e interviste mentre noi, soddisfatti e appagati dello spettacolo visto, ci avviamo a casa.

Alla fine nel confronto di queste due esperienze una cosa è restata uguale: il piacere e la possibilità di vedere da vicino non solo la corsa e la falcata di questi grande atleti, ma anche la loro disponibilità, gentilezza, simpatia a soddisfare le richieste di tutti. Quando vedo in tv le discese dai pulmann prima di partite di alcuni sportivi che corrono dietro un pallone, i loro atteggiamenti divistici, le loro passerelle e spesso l’indifferenza e fastidio nei confronti di chi è li ad aspettarli per ore mi verrebbe da scrivere altro ma, per fortuna, lo spazio delle due cartelle è terminato e lascio ad ognuno fare le proprie considerazioni.

 

Paolo Zucca

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